La Scarlattina

 

La Scarlattina è un'infezione da Streptococco. Precisamente da Streptococco Beta Emolitico di Gruppo A 

(che per semplicità noi medici sigliamo SBEGA o SBEA o SBA).

Gli Streptococchi sono una grossa famiglia di germi batterici, quindi aggredibili con gli antibiotici, sempre

esistiti, suddivisi in tre grandi famiglie, A, B e nonA-nonB.

Nella famiglia chiamata A conosciamo circa un centinaio di fratelli, tutti diversi, anche se accomunati dallo

stesso cognome e nome (streptococco A) e tutti che si trasmettono per via respiratoria (prevalente-

mente), causando comunemente tonsilliti o faringiti acute. Poiché ne sono tanti e causano tutti lo stesso

tipo di infezione, questo è il motivo per cui ci si può ammalare più volte. Anche un trattamento antibiotico

troppo precoce espone il soggetto a potersi riammalare addirittura dello stesso germe, perché non c'è

stato un tempo sufficiente per stimolare adeguatamente le difese dell'organismo.

Tra questi fratellini di streptococchi A ce ne sono alcuni che, oltre alla comune faringo-tonsillite,

determinano anche la comparsa di un esantema, ossia di puntini a pelle. Questa è la Scarlattina o se

preferiamo la Scarlattinetta, una forma molto più lieve e blanda, che è quella che oggi più spesso vediamo.

 

 Come si manifesta la Scarlattina?


Febbre spesso alta (anche se non è la regola), forte bruciore alla gola, mal di testa, malessere generale.

Lingua inizialmente coperta da una patina bianca per poi diventare desquamata e di color rosso "come

una fragola". E' una infezione da Streptococco (variante scarlattina).

 

 

A differenza degli altri fratelli streptococchi A, dopo circa 24 ore dall'esordio, eccoti l'eruzione cutanea,

prima all'inguine, alle ascelle e al collo per poi diffondersi, lasciando la zona attorno alla bocca indenne.

Ecco, questa è la scarlattina.

Non entro nel merito diagnostico, perché è bene che questa parte la lasciate al pediatra, dal momento che bisogna differenziarla da altre manifestazioni che possono assomigliarle.

Mi preme invece dirvi questo: la scarlattina non è niente di diverso dalle tonsilliti batteriche che voi tutti

avete visto e contratto anche personalmente.

Ricordate quando voi o i vostri figli avete avuto un fortissimo mal di gola, magari con pus sulle tonsille,

febbrone, mal di testa: ecco, questa, probabilmente, era una infezione da Streptococco A. Probabilmente.

 

 Sì, ma perché ci preoccupiamo così tanto?


Intanto cominciamo col dire che a differenza delle infezioni da virus (vedi influenza, rosolia, morbillo,

rinovirus, ecc.), quelle causate da batteri sono infezioni aggredibili e curabili con l'uso degli antibiotici. 

Pertanto, appurato che il soggetto abbia una tonsillite da Streptococco A con o senza esantema

(scarlattina), iniziando un adeguato trattamento il soggetto guarirà rapidamente.

Nell'arco di 24/48 ore osserveremo lo sfebbramento e un netto miglioramento della sintomatologia.

Soprattutto, dopo 48 ore il bambino non sarà più infettivo, per cui addirittura potrebbe tornare a scuola

(fonte: Red Book 2000).

 

Il motivo per cui ci preoccupiamo tanto, è che questi germi, seppur raramente, soprattutto se non

adeguatamente trattati con gli antibiotici, possono causare delle complicanze.

Quelle più significative sono la Febbre Reumatica o Malattia Reumatica e la  Glomerulonefrite acuta.

Queste complicanze oggi, dopo l'enorme avvento dell'antibioticoterapia, si sono drasticamente ridotte.

Nel nostro Paese solo 1 soggetto su 100.000 può andare incontro alla Malattia Reumatica, quasi sempre

se non trattato con gli antibiotici. Eventi, quindi, di grande rarità che un pediatra di famiglia potrebbe

anche non vedere mai nella sua vita professionale.

 

Ora, la domanda retorica è: chi di voi ha un figlio in età scolare con un gran febbrone, forte mal di gola,

magari anche pus sulle tonsille e non chiama il suo pediatra che a sua volta non indicherà un

trattamento antibiotico nel fondato sospetto di una infezione da SBEGA? Per cui, restate calmi!

Non fate nulla senza il consulto del vostro pediatra e soprattutto non partite mai subito con antibiotici.

Gli studi hanno dimostrato che si può curare adeguatamente il paziente anche con una terapia iniziata

sette giorni dopo l'esordio della sintomatologia.

 

 E il tampone faringeo?

 

E siamo alla questione del tampone faringeo.

Il tampone faringeo va fatto in un solo caso: nel sospetto clinico di infezione da Streptococco Beta

Emolitico di Gruppo A (SBEGA). Stop.

Non serve ad altro ed è inutile eseguirlo in pieno benessere. Fare tamponi faringei in corso di

epidemia di Streptococco (che c'è ogni anno soprattutto in autunno e primavera) in soggetti sani

(cioè che non hanno febbre, mal di gola, etc.) non serve a nulla. Non serve perché trovare uno 

Streptococco Beta Emolitico di gruppo A in gola senza alcun sintomo di malattia, non ci porterebbe a

fare proprio nulla. Nulla, tranne situazioni rarissime in cui c'è un convivente affetto da Malattia Reumatica.

Il motivo è molto semplice: il 20% dei bambini in età scolare è portatore sano di SBEGA, cioè ha lo

Streptococco in gola ma senza malattia e questi bambini non vanno trattati, perché appunto sono "sani",

né possono trasmettere l'infezione. La percentuale di portatori durante un'epidemia sale anche al 50%,

ma ancora una volta questi bambini non andranno trattati, né tenuti lontani dalla scuola. Chi infetta

è chi ha sviluppato la malattia, chi è sintomatico e che magari nei primi giorni è ancora a scuola. Punto.

Questo è quello che voi dovete sapere e quello che dovete raccontare alle persone, soprattutto agli

insegnati che, talvolta - ahimè! - si prendono illecite licenze, magari su suggerimenti inadeguati giunti

da medici non addetti ai lavori.

 

 Esiste un modo per accertarsi rapidamente se il bambino ha una infezione da

Streptococco?

 

Innanzitutto ogni pediatra conosce bene l'importanza dell'anamnesi per sospettare un'infezione da

SBEGA. La presenza di febbre superiore a 38.5°, cefalea, assenza di raffreddore, forte mal di gola e un

bambino in età scolare sono dati importanti per un forte sospetto.

A questo poi si aggiunge la visita clinica: la presenza di intenso stato infiammatorio della gola, con

essudato biancastro sulle tonsille o tonsille gonfie, petecchie sul palato, lingua a fragola, assenza

di rinite, linfoghiandole cervicali gonfie aumentano notevolmente il sospetto.

Ma questi segni e sintomi possono essere anche molto sfumati o presenti solo parzialmente o presenti

anche in alcune infezioni virali come la mononucleosi, per cui la diagnosi certa, se c'è un forte

dubbio, è nell'esecuzione di un tampone faringeo per la ricerca dello Streptococco. 

Poiché il tampone fatto in laboratorio fornirà un risultato non prima di 48 ore, nello studio

del pediatra, se attrezzato, è possibile eseguire un TEST RAPIDO PER LO STREPTOCOCCO.

Si pratica il tampone e si usa un kit rapido per cercare la presenza degli antigeni del germe.

In 5 minuti si può arrivare alla diagnosi.  

La presenza di rinite (raffreddore) e tosse catarrale depongo maggiormente per una diagnosi di faringite

virale.

 

 

 Quale trattamento e quali controlli? Quando tornare a scuola?

 

Il trattamento più adeguato, almeno nel nostro Paese, è a base di antibiotici del

gruppo penicilline. L'amoxicillina resta ancora il trattamento di elezione.

La guarigione clinica e infettiva si verificherà dopo massimo 48 ore, ma dovrà essere protrarla per 10

giorni al fine di eradicare lo Streptococco dal faringe.

Non sono necessari controlli dopo terapia (compreso il tampone faringeo).

A scuola, se il bambino si sente bene, potrà tornare anche dopo 48 ore di trattamento antibiotico.

 

(a cura del dr. Raffaele D’Errico)

 

Cosa dice il Ministero della Salute

 

Periodo di incubazione da 1 a 3 giorni

 

Periodo di contagiosità da 10 a 21 giorni dalla comparsa dell’esantema.

L’uso di antibiotico appropriato determina la cessazione della contagiosità entro 48 ore.

Il malato deve essere isolato in casa solo per 48 ore dall’inizio dell’antibiotico.

Sorveglianza sanitaria di conviventi e contatti stretti (compresi compagni di classe ed

insegnanti) per 7 giorni dall’ultimo contatto con il malato, ed esecuzione del tampone faringeo solo nei soggetti con sintomi (febbre o macchie)

L’esecuzione a tutti dei tamponi faringei è indicato solo nelle epidemie ed in casi particolari, su indicazione medica.

 

 

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