Gli Ossiuri

Ossiuriasi, come riconoscerla e affrontarla

L’ ossiuriasi è una infezione parassitaria molto comune nei bambini di età prescolare e scolare (si parla di oltre il 25% dei bambini che frequentano le comunità).

Il parassita in causa è l’enterobius vermicularis, comunemente denominato ossiuro, un vermetto di colore bianco che ha come sedi abituali il tratto di intestino tra il colon e l’ano. La femmina produce circa 10.000 uova e nelle ore notturne migra verso l’orifizio anale, deposita le uova e muore. Le larve che nascono dalla schiusa possono risalire fino al colon oppure, per effetto dello sfregamento scatenato dal prurito, possono passare alle mani e alla bocca. Ingerite raggiungono l’intestino alla cui parete si ancorano, chiudendo così il ciclo in circa 4-6 settimane.

La natura di infezione a trasmissione oro-fecale spiega perché generalmente gli adulti ne possono essere infettati: basta condividere gli asciugamani, toccare le lenzuola, utilizzare gli stessi sanitari. Se a questo si aggiunge la resistenza delle uova all’ambiente esterno e la loro capacità di rimanere vitali (cioè infettive) in un ambiente adatto fino a tre settimane, si comprende quanto possano diffondersi. Ricordiamo che gli ossiuri sopravvivono a lungo a basse temperature, ma non tollerano le alte temperature.

Come si riconosce? Il sintomo più evidente è l’intenso prurito, che si acuisce durante la notte: viene avvertito nella zona perianale, a volte è tanto intenso che il continuo grattarsi provoca lesioni cutanee con possibili sovra-infezioni batteriche. L’infestazione da ossiuri si accompagna spesso a disturbi intestinali di varia natura: produzione di gas (meteorismo), feci poco formate o diarrea franca, enuresi (pipì a letto), dolori addominali ricorrenti, tosse secca e stizzosa, agitazione che si può manifestare con il bruxismo notturno (digrignare i denti). Nelle bambine le larve possono raggiungere la vagina e annidarsi tra le piccole e le grandi labbra provocando, oltre all’intenso prurito, anche una secrezione biancastra (leucorrea).

Quando si ha il sospetto di un’infestazione da ossiuri è bene ispezionare accuratamente la zona anale e perianale dove è possibile (nelle prime ore del mattino) reperire le femmine degli ossiuri che appaiono come piccoli e mobili filamenti biancastri. Questi si possono vedere anche sulle feci del bimbo o anche sulla biancheria intima.

Per la conferma della diagnosi il vostro pediatra può avvalersi del cosiddetto scotch-test: un nastro adesivo trasparente applicato sull’apertura anale. Le uova, e a volte gli stessi parassiti, vi aderiscono e possono così essere osservati al microscopio.

 

Sei semplici regole per prevenire l’infestazione

 

  • lavare le mani prima di mangiare o maneggiare il cibo
  • tenere le unghie corte e pulite
  • lavare biancheria intima, lenzuola pigiami, asciugamani e copridivani ad alte temperature (almeno a 60°C) e separatamente da altri indumenti
  • lavare accuratamente servizi igienici, sanitari, stoviglie giocattoli e sabbionaie, banchi e tavoli da cucina
  • in caso di infestazione in atto, far indossare al bimbo mutandine e pigiami attillati per limitare il grattamento della zona anale e vulvo-vaginale; per placare l’intenso prurito può aiutare l’applicazione locale di pomate a base di un blando anestetico
  • preferire la doccia giornaliera, anziché il bagno in vasca, per rimuovere efficacemente le uova deposte durante la notte

Trattamento. I farmaci utilizzati (prescritti rigorosamente dal proprio pediatra nella dose appropriata al peso e all’età del bimbo) sono in grado di eliminare i parassiti nella loro forma vitale ma non le uova. Per questo motivo è necessario somministrare due dosi (una appena fatta la diagnosi e una dopo due settimane per eliminare i vermi nati dalle uova rimaste nella zona anale). Nonostante il trattamento adeguato, è possibile il ripetersi dell’infestazione le cui cause sono da ricercarsi nella mancata o ritardata somministrazione della seconda dose o, più frequentemente, nel contagio che avviene nella vita di gruppo (famiglia, scuola o comunità in generale), quando un componente non abbia eseguito la stessa terapia in contemporanea con il soggetto infetto. Per questo motivo si raccomanda di osservare scrupolosamente le misure di prevenzione e quando un bimbo risulta affetto è necessario estendere il trattamento a tutti i componenti della comunità frequentata e della famiglia (fratelli, genitori, nonni e babysitter) anche se asintomatici.

 

E i rimedi della nonna? Contrariamente al detto popolare che attribuisce loro proprietà vermifughe, aglio, semi di zucca, buccia di limone, mallo delle noci, cannella e chiodi di garofano non risolvono il problema degli ossiuri anzi, contribuiscono alla diffusione dei parassiti.

 

(da Angela Pittari, pediatra di famiglia)

 

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